Cimitirul Vesel Sapinta Cimitero allegro Romania

A Săpânța i morti parlano in prima persona.
Dalle croci di legno dipinte di blu raccontano chi erano, che mestiere facevano, che cosa amavano e quali difetti si portarono dietro fino alla tomba. Qualcuno confessa una certa debolezza per la țuică, l’acquavite locale; qualcun altro ricorda le proprie fatiche, i litigi familiari o il modo, talvolta brutale, in cui è morto. Nel Cimitirul Vesel, il Cimitero allegro, la consueta rispettabilità dei monumenti funebri cede il posto a ritratti molto meno accomodanti.

Il nome, Cimitero allegro, però, può trarre in inganno. Non tutte le storie fanno sorridere e dietro i colori vivaci affiorano malattie, incidenti, guerre, vedovanze e vite trascorse lavorando duramente. L’allegria sta soprattutto nel tono con cui la comunità restituisce ai defunti una voce: affettuosa, ironica, qualche volta impietosa. Persino la morte, a Săpânța, deve rassegnarsi a essere raccontata nella parlata locale.

Siamo nel Maramureș, nel nord della Romania, a pochi chilometri dal confine con l’Ucraina, in una regione dove la lavorazione del legno, la poesia orale e i rituali della veglia funebre appartengono da secoli alla cultura locale. Fu da questo patrimonio che, negli anni Trenta del Novecento, l’artigiano Stan Ioan Pătraș ricavò qualcosa di completamente insolito: croci scolpite e dipinte, accompagnate da brevi epitaffi composti sulla vita della persona sepolta.

Una spiegazione molto diffusa collega il carattere del cimitero alle credenze degli antichi Daci, per i quali la morte avrebbe rappresentato il passaggio verso un’altra esistenza. È un’ipotesi suggestiva, ripetuta innumerevoli volte nelle guide turistiche, ma non una certezza condivisa dagli studiosi. Per comprendere davvero il Cimitirul Vesel conviene allora partire da ciò che possiamo ancora osservare: le immagini, le parole e quel villaggio intero che continua a raccontarsi attraverso i propri morti.

Bârsana Maramures

Il villaggio di Bârsana nel Maramures. Foto: Harieta Topoliceanu

Il Cimitirul Vesel in breve

Dove si trova: a Săpânța, nel Maramureș, nel nord della Romania, a circa 18 chilometri da Sighetu Marmației e a pochi chilometri dal confine con l’Ucraina.

Come arrivare: il mezzo più comodo è l’auto; da Sighetu Marmației occorrono circa 20–25 minuti. Esistono collegamenti in autobus e minibus, ma le corse sono limitate e gli orari vanno verificati prima della partenza.

Perché visitarlo: per osservare le croci dipinte create da Stan Ioan Pătraș e leggere, attraverso immagini ed epitaffi, le vite, i mestieri e persino i difetti degli abitanti di Săpânța.

Quanto tempo prevedere: circa un’ora per il cimitero; almeno un’ora e mezza se si visita anche la Casa memoriale Stan Ioan Pătraș.

Cimitero Allegro di Săpânța

Fin dall’ingresso, la prima cosa che colpisce sono i colori. Al posto delle consuete lapidi di marmo, nel Cimitirul Vesel si susseguono centinaia di croci di legno intagliato e dipinto, dominate da quell’azzurro intenso che è ormai conosciuto come il blu di Săpânța.
Su ogni croce compare il defunto, ma quasi mai in posa. Lo vediamo al lavoro nei campi, alla guida di un trattore, mentre accudisce gli animali, cucina, tesse o solleva un bicchiere. In altri casi la scena racconta l’avvenimento che ne ha provocato la morte. Basta quindi uno sguardo per riconoscere il maestro di scuola, il veterinario, la massaia, il contadino. Per sapere che persone fossero, però, bisogna leggere gli epitaffi.

Tomba colorata del Cimitero Allegro di Săpânța

Epitaffi divertenti. Foto: Harieta Topoliceanu

La vita del villaggio dipinta sulle croci

Le scene rappresentate sulle tombe diventano molto meno insolite dopo aver trascorso qualche tempo nel Maramureș. Da queste parti può ancora capitare di scorgere una babă — una vecchietta — seduta sull’uscio di casa, armata di rocca e fuso, che fila la lana scambiando quattro chiacchiere con le vicine. La domenica gli abiti tradizionali tornano fuori dagli armadi per andare a messa e sulle strade si incontrano ancora carretti trainati dai cavalli.
È questo mondo che ritroviamo sulle croci di Săpânța: il lavoro nei campi, gli animali, la casa, la famiglia, i mestieri. La vita quotidiana entra nel cimitero senza acquistare improvvisamente una solennità che non aveva mai avuto.
E nemmeno i difetti vengono necessariamente lasciati fuori dal cancello. Immagini ed epitaffi ricordano un debole per le donne, qualche bicchiere di țuică di troppo, un carattere litigioso o rapporti familiari non proprio idilliaci.

Quando i morti prendono la parola

A raccontare chi fossero davvero quelle persone sono gli epitaffi. Pătraș conosceva molto bene gli abitanti di Săpânța e raccoglieva dai familiari e dai vicini gli episodi che avrebbero trovato posto sulle croci. A parlare era quasi sempre il morto, secondo formule ricorrenti come «Qui io riposo…» oppure «Finché sono vissuto al mondo…».
Le iscrizioni conservano la pronuncia, le forme arcaiche e il lessico della parlata del Maramureș. Non sono poesie scritte in romeno letterario: appartengono alla lingua parlata nelle case e nei campi. Le rime non sono sempre impeccabili e nemmeno la grammatica. Ma è anche per questo che, lette in romeno, sembrano ancora avere una voce.

In poche strofe può entrare un’intera vita: il lavoro, la famiglia, i figli, il servizio militare, una passione, una malattia. Talvolta viene raccontata anche la morte, senza molti riguardi: un incidente stradale, una disgrazia sul lavoro.
Ma non sempre a parlare è il defunto. Nell’epitaffio più famoso del cimitero, dedicato a una suocera, è il genero a rivolgere ai passanti una raccomandazione di encomiabile prudenza:

L’EPITAFFIO DELLA SUOCERA

ORIGINALE RUMENO

Voi care treceţi pă aici
Încercaţi să n-o treziţi
Că acasă dacă vine
Iarăi cu gura pă mine

TRADUZIONE ITALIANA

Voi che passate di qui,
cercate di non svegliarla
perché se torna a casa
ricomincia a farmi una testa così.

La suocera ha fatto parecchia strada dopo la morte: il suo epitaffio è diventato il più citato del Cimitirul Vesel. Ma sarebbe un errore prenderlo come modello di tutte le iscrizioni. Molte sono affettuose, altre dolorose; alcune celebrano le qualità del defunto, altre ne ricordano i difetti senza particolare delicatezza. Letti uno dopo l’altro, gli epitaffi finiscono per assomigliare alla cronaca del paese.

Come nacque la tradizione del cimitero allegro di Săpânța?

Dietro le centinaia di croci colorate del Cimitirul Vesel c’è, all’origine, un solo uomo: Stan Ioan Pătraș. Nato a Săpânța nel 1908 in una famiglia di artigiani, cominciò molto giovane a lavorare il legno, in una regione dove intagliatori e falegnami avevano già lasciato la loro impronta su case, porte, oggetti domestici e croci funerarie.

Stan Ioan Pătraș, l’uomo che diede voce ai morti

Intorno al 1934-1935, Pătraș iniziò a incidere sulle croci brevi epitaffi dedicati ai defunti. Poco dopo comparvero anche i ritratti dipinti e quel fondo azzurro che sarebbe diventato il tratto distintivo del Cimitirul Vesel. All’inizio realizzava una decina di croci l’anno; nel corso della sua vita ne avrebbe create diverse centinaia, occupandosi personalmente dell’intaglio, della pittura e dei versi.

Cimitero allegro Săpinta

La tomba di Pătraş. Foto: Harieta Topoliceanu

Ma da dove venivano le storie? Pătraș conosceva molto bene i suoi compaesani e ascoltava con attenzione ciò che parenti e vicini raccontavano di loro. Un ruolo importante lo avevano anche le veglie funebri, durante le quali si ricordavano episodi della vita del morto. Da quel materiale doveva poi scegliere che cosa sarebbe rimasto sulla croce: un mestiere, un tratto del carattere, una passione, un vizio, qualche volta il modo in cui quella persona era morta.
A Săpânța però tutti si conoscevano e sulla croce non finiva soltanto ciò che normalmente si dice dei morti. Chi aveva qualche debolezza rischiava di portarsela dietro anche nell’aldilà.
Pătraș continuò a scolpire, dipingere e scrivere fino alla morte, nel 1977. Anche la sua tomba porta un autoritratto e un epitaffio in prima persona.

Dopo Pătraș: una tradizione che continua

Quando Pătraș morì, nel 1977, aveva realizzato diverse centinaia di croci e dato al cimitero l’aspetto che conosciamo oggi. Il lavoro passò a  Dumitru Pop Tincu, suo allievo, al quale Pătraș lasciò anche la casa e la bottega.
Pop Tincu continuò a lavorare secondo il modello introdotto da Pătraș: croci di quercia scolpite e dipinte, con una scena dedicata al defunto e un epitaffio in versi. Non si limitò però a riprodurre le croci più antiche. Le immagini cambiarono insieme alla vita del paese e cominciarono a mostrare anche veicoli, strumenti e mestieri che negli anni Trenta non esistevano o erano ancora poco diffusi.
La casa di Pătraș, situata a breve distanza dal cimitero, è oggi visitabile. Vi sono conservati la bottega, gli utensili e numerosi oggetti intagliati e dipinti dall’artista. Pareti, mobili, sedie e recipienti mostrano quanto la decorazione delle croci fosse legata al resto del suo lavoro sul legno.

Visitare il Cimitirul Vesel di Săpânța

Il cimitero si trova nel centro di Săpânța, nel județ di Maramureș, attorno alla chiesa ortodossa della Natività della Vergine. Non esiste un percorso obbligato: si cammina lungo i vialetti, fermandosi davanti alle croci che attirano l’attenzione. Con mezz’ora avremo il tempo di farci un’idea dell’insieme; per osservare le immagini e soffermarci su qualche epitaffio è meglio calcolare almeno un’ora.
Il vero ostacolo è la lingua. I testi sono scritti in romeno, ma conservano forme regionali e arcaiche e riproducono spesso la pronuncia locale. Anche chi conosce il romeno standard può trovarsi in difficoltà; i traduttori automatici, messi davanti a grafie come pă, o fost o m-or uita, non sempre danno risultati affidabili. Una guida che conosca la parlata del Maramureș permette di cogliere sfumature che le immagini, da sole, non restituiscono.
Fra le croci da cercare c’è quella di Stan Ioan Pătraș, con l’autoritratto e l’epitaffio nel quale l’artista racconta la propria vita. Poco lontano si trova la celebre croce della suocera. Conviene poi guardare le scene dedicate ai mestieri tradizionali e quelle che mostrano incidenti e cause di morte. Confrontando le opere più antiche con quelle realizzate dopo la scomparsa di Pătraș, noteremo anche come siano cambiati il lavoro e la vita quotidiana del paese. Sui bordi ricorrono motivi geometrici, floreali e solari intagliati nel legno.
A circa duecento metri dal cimitero si trova la Casa memoriale Stan Ioan Pătraș. All’interno sono conservati l’arredamento tradizionale e numerosi lavori scolpiti e dipinti; nel cortile si trova ancora l’atelier.

Perché visitare il cimitero allegro: dietro i colori, le parole

Ho studiato romeno e, nel Cimitirul Vesel, sono soprattutto gli epitaffi a interessarmi. I colori attirano lo sguardo, ma senza le parole conosciamo ben poco delle persone raffigurate sulle croci.
Tradurre questi testi significa inevitabilmente disciplinarli. La parlata del Maramureș diventa italiano standard, le rime si perdono e quelle forme che sul legno sembrano ancora pronunciate a voce alta acquistano l’educazione leggermente sospetta delle frasi stampate. Dall’immagine possiamo riconoscere un mestiere o capire come sia morta una persona; nell’epitaffio ritroviamo il suo carattere e, spesso, il giudizio che il paese aveva di lei.
Il nome Cimitero allegro non deve farci pensare che a Săpânța la morte venga trattata come una festa. Gli epitaffi parlano anche di povertà, malattie, incidenti, guerre e separazioni. La differenza è un’altra: i defunti non vengono ricordati soltanto attraverso le qualità che è buona educazione attribuire ai morti. Sulle croci rimangono il lavoro, gli affetti, le debolezze e anche ciò che una lapide più rispettabile avrebbe preferito tacere.
Nei nostri cimiteri le iscrizioni finiscono spesso per assomigliarsi. A Săpânța, invece, basta leggere qualche verso perché ricompaia una persona precisa: con i suoi meriti, i suoi difetti e, qualche volta, un genero deciso a non correre il rischio di ritrovarsi la suocera in casa.

 

Informazioni utili

Domande frequenti sul Cimitirul Vesel

Dove si trova il Cimitero allegro?

Il Cimitirul Vesel si trova nel centro di Săpânța, nel județ di Maramureș, nel nord della Romania. Dista circa 19 chilometri da Sighetu Marmației e si trova a pochi chilometri dal confine con l’Ucraina. L’indirizzo è Strada Cimitirul Vesel 517, Săpânța 437305.

Come si arriva al Cimitirul Vesel di Săpânța?

Il mezzo più comodo è l’auto. Da Sighetu Marmației si raggiunge Săpânța percorrendo circa 19 chilometri lungo la DN19. Esiste anche un collegamento in autobus o minibus, ma le corse sono limitate e gli orari devono essere controllati prima della partenza.

Quali sono gli orari del Cimitirul Vesel?

Le informazioni disponibili indicano un’apertura giornaliera dalle 8:00 alle 20:00. Poiché gli orari possono cambiare, è prudente verificarli prima della visita, soprattutto nei giorni festivi e durante le celebrazioni religiose.

Quanto costa visitare il Cimitero allegro?

Il biglietto costa 10 lei per gli adulti, circa 2 euro, e 5 lei per i bambini e i ragazzi dai 7 ai 14 anni, circa 1 euro. L’ingresso è gratuito per i bambini sotto i 7 anni. Le tariffe possono cambiare.

Quanto dura la visita?

Per osservare le croci con calma conviene prevedere da 45 minuti a un’ora. La visita può richiedere più tempo se vogliamo soffermarci sugli epitaffi o raggiungere anche la Casa memoriale Stan Ioan Pătraș.

Perché viene chiamato Cimitero allegro?

Il nome deriva dall’aspetto inconsueto delle sepolture: le croci sono dipinte con colori vivaci e accompagnate da immagini ed epitaffi che raccontano la vita dei defunti con un tono spesso affettuoso o ironico. “Allegro” non significa però privo di dolore: molte iscrizioni parlano di malattie, incidenti, guerre e vite particolarmente difficili.

Che cosa raccontano gli epitaffi sulle croci?

Gli epitaffi ricordano il mestiere, la famiglia, le qualità, le debolezze e gli avvenimenti più importanti della vita della persona sepolta. Alcuni descrivono anche la causa della morte. Nella maggior parte dei casi è il defunto stesso a parlare in prima persona, come se continuasse a rivolgersi agli abitanti del villaggio e ai passanti.

È necessario conoscere il romeno per comprendere gli epitaffi?

Non è necessario conoscere il romeno per apprezzare le croci e le scene dipinte, ma la lingua permette di comprendere una parte essenziale dell’opera. Gli epitaffi presentano forme dialettali, grafie locali e vocaboli non sempre immediati persino per chi conosce il romeno standard. Una traduzione può restituirne il significato, ma difficilmente conserva le rime, il tono orale e tutte le sfumature dell’originale.

Dove dormire per visitare il Cimitirul Vesel?

Possiamo dormire direttamente a Săpânța, dove si trovano soprattutto pensioni e case rurali, oppure scegliere Sighetu Marmației, distante circa 19 chilometri. Săpânța è più comoda se vogliamo visitare il cimitero nelle prime ore della giornata e trascorrere qualche tempo nel villaggio; Sighetu offre una scelta più ampia di alloggi, ristoranti e servizi ed è una buona base per esplorare il Maramureș settentrionale.

Dove mangiare a Săpânța?

A Săpânța l’offerta è costituita soprattutto da pensioni con ristorante e piccoli locali. Alcune strutture servono i pasti prevalentemente ai propri ospiti o richiedono la prenotazione, quindi è prudente informarsi in anticipo. Per una scelta più ampia di ristoranti possiamo tornare a Sighetu Marmației, raggiungibile in circa venti minuti d’auto.

Fonti e approfondimenti

Per approfondire la storia del Cimitirul Vesel di Săpânța, le tradizioni culturali del Maramureș e il significato degli epitaffi, ecco alcuni studi di linguistica e antropologia consultabili online.

  • Sanda Golopenția, “Cimitirul vesel din Săpânța”, Memoria Ethnologica, anno VI, n. 20, 2006, pp. 1863-1870. Leggi lo studio.
  • Monica Coca, “Câteva particularităţi lingvistice ale epitafurilor din Cimitirul vesel de la Săpânţa”, Meridian Critic, vol. 36, n. 1, 2021. Leggi lo studio.
  • Ioan Pop-Curșeu, “Some Observations on the Anthropological Basis of Artistic Practice: The Merry Cemetery, Săpânța (Maramureș)”, Ekphrasis, n. 3, 2010, pp. 90-103. Consulta lo studio su Academia.edu.

Ultimo aggiornamento: ottobre 2026

16 Responses

  1. Appena finito di visitarlo. Meraviglioso il cimitero , meravigliosa la chiesa . Ogni croce ha la sua storia. Tenuto bene , pulito . Mi sono molto emozionata.

  2. Ammetto che una delle prime cose che visito nelle città sono i cimiteri. Secondo me sono un valido modo per entrare nella cultura locale. Ma questo è davvero particolare! Non ne ho mai visti di questo tipo e lo trovo davvero interessante, soprattutto la tomba della suocera!

  3. Non amo molto i cimiteri, mi mettono molta tristezza. Di questo cimitero me ne aveva parlato un amico che ci è stato e devo dire che non mi dispiacerebbe andarci.

  4. I cimiteri mi piacciono molto e li visito spesso perché sono lo specchio della città e del suo passato. Molto interessante questo cimitero che tratta la morte con l’ironia che serve a fare stare meglio chi sopravvive. Non mancherò di visitarlo, se capiterò in zona.

  5. Sono un’appassionata di visite ai cimiteri, tanto da averne già visitato quelli più famosi delle capitali europee. Tra tanti cimiteri visti, me ne manca però uno così allegro come lo descrivi e come si intuisce dalle tue colorate foto. Mi sa che questo è davvero un buon modo per affrontare un momento della vita così triste.

  6. Spesso la morte ci fa paura proprio perchè non sappiamo cosa potrebbe esserci dopo e se effettivamente c’è dopo.
    L’idea di questo cimitero è però davvero particolare e sicuramente può allietare il lutto di chi ha perso una persona cara.

  7. Avevo sentito parlare un sacco di questo cimitero e pensa che, proprio prima della pandemia, stavo organizzando un tour da queste parti con una mia amica del posto! Spero di riuscirci ad andare presto!

  8. vivendo in Asia non mi stupiscono i cimiteri “allegri ” e il rapporto amichevole con la morte , ma questo cimitero è veramente originale

  9. Non sono mai stata in Romania, ma solo questo cimitero così allegro mi incuriosisce ad organizzare un viaggio in questo Paese.
    Quando visito le grandi città, mi piace perdermi all’interno dei grandi cimiteri, osservando le lapidi – soprattutto quelle di personaggi illustri – e credo proprio che una visita al cimitir vesel potrebbe piacermi.
    Mi ha fatto sorridere il testo sulla lapide della tomba di una suocera ahaha… ho fatto la foto e l’ho inviato alla mia 😉

  10. Sono sempre stata una appassionata di cimiteri, quando viaggio mi piace fotografare tutti quelli che vedo. Ma per essere onesta, è la prima volta che ne vedo uno così colorato e divertente!

  11. Davvero interessante questo articolo! Non ne avevo mai sentito parlare e mi piace sempre scoprire aspetti culturali così particolari, soprattutto quelli più semplici legati alla vita delle persone comuni.

  12. Che forte questo cimitero! Simpatica l’idea di riprendere in chiave umoristica qualche caratteristica del defunto. Ti consiglio un libro molto carino scritto da una travel blogger su questo tema (magari lo conosci già): Cemetery Safari! 👍🏻😊

  13. Durante i miei viaggi mi è capitato di visitare altri cimiteri ma nessuno così folcloristico come questo in Romania! Paradossalmente la visita mette anche allegria con tutti questi colori.

  14. Interessantissimo questo articolo! Non mi è mai capitato di visitare un cimitero così nel mondo. il raccontare della vita del defunto per immagini, quei colori sgargianti e poi l’ironia… La tomba della suocera è esilarante… Che spasso dovevano essere questi Daci😉

  15. Ho sempre trovato i cimiteri non solo dei luoghi molto suggestivi, perchè traspaiono gli usi e i costumi di un popolo, ma anche posti in cui trovare deliziose espressioni artistiche. Molte tombe sono dei veri capolavori. Questo da te proposto direi che è davvero il non plus ultra!

  16. Questo cimitero è bellissimo! Mi sembra un modo davvero unico di accettare qualcosa di inevitabile. Sarebbe divertente leggere i vari epitaffi con un rumeno, già quello della suocera mi ha steso😂

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