Facciata del castello del Catajo

Non era previsto. Durante un viaggio nel nord Italia non pensavo che avrei deviato dal mio itinerario per una scoperta così inattesa: il Castello del Catajo, nel cuore dei Colli Euganei in Veneto.

Tutto inizò sulla strada verso Padova, quando mi capitò fra le mani un opuscolo turistico che immediatamente attirò la mia attenzione. Parlava di un luogo avvolto da leggende, affreschi rinascimentali e giardini: il Castello del Catajo.

Spinta dalla curiosità, decisi di fare una piccola deviazione. Quella che doveva essere una breve sosta si trasformò in un’immersione completa tra storia, mito e immaginario rinascimentale.

Veduta aerea Castello Catajo

Il Castello del Catajo visto dall’alto. Per gentile concessione del Castello del Catajo

Informazioni pratiche per visitare il Castello del Catajo

Tutto quello che devi sapere per organizzare la visita al Castello del Catajo

  • Dove si trova: Battaglia Terme, nei Colli Euganei (Veneto), vicino ad Abano Terme e Montegrotto, a circa 30 minuti da Padova e 1 ora da Venezia.
  • Come arrivare in auto: uscita “Terme Euganee” (A13 Padova–Bologna), poi circa 1 km sulla SS16 “Strada Battaglia”.
  • In treno: stazione Battaglia Terme (15 min a piedi tramite la “Passeggiata degli Obizzi”) oppure Terme Euganee (5 min in taxi).
  • In bici: il castello si trova lungo l’anello ciclabile E2 dei Colli Euganei (circa 63 km).
  • Animali: non ammessi all’interno del castello, consentiti nel parco al guinzaglio.
  • Accessibilità: edificio storico con scale; piano nobile non accessibile a persone con mobilità ridotta.
  • Orari estivi (2026): martedì, mercoledì e venerdì 15:00–19:00, domenica 10:30–19:00.

Una curiosa coincidenza: Catajo o Catai?

Appena si arriva al Castello del Catajo c’è un dettaglio che incuriosisce subito: il suo nome.

Catajo ricorda infatti Catai, il nome con cui nel Medioevo gli europei indicavano la Cina.

Una semplice somiglianza fonetica. Eppure è bastata ad alimentare, per secoli, racconti e leggende.

Attorno al castello si è così costruita una storia affascinante: quella di un luogo legato a un Oriente immaginario, di una ricchissima famiglia di capitani di ventura e di una dimora che, nel tempo, è diventata terreno fertile per ogni genere di fantasia.

Tra realtà storica e immaginazione, una domanda sorge spontanea: che cosa si nasconde davvero dietro il Castello del Catajo?

Veduta aerea del Castello del Catajo

Foto: Castello del Catajo

Quando la letteratura si mette in viaggio

Durante il tragitto in auto, mentre il consorte si godeva una meritata pennichella, lasciai vagare i pensieri seguendo il profilo morbido dei Colli Euganei.

Fu allora che mi tornarono in mente alcune ottave dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, in particolare quelle dedicate ad Angelica, la splendida «regina del Catai», capace di far perdere il senno ai più valorosi cavalieri.

Catai, Catajo e il fascino dell’Oriente immaginario

Il Catai era il nome con cui nel Medioevo si indicava la Cina.

Ma quale legame potrebbe esserci fra quel lontano Oriente, i Colli Euganei e un castello costruito nel Cinquecento?

A dire il vero, nessuno.

Eppure la semplice assonanza tra Catajo e Catai bastò a far nascere una leggenda destinata a durare nei secoli. Si raccontava che il castello fosse addirittura la copia di quello descritto da Marco Polo nel Milione.

I proprietari, del resto, non avevano alcun interesse a smentire una storia tanto suggestiva. Perché rinunciare a una leggenda capace di alimentare la fama del luogo?

Tra leggenda e realtà

Osservando oggi il Castello del Catajo, il paragone con la Cina fa inevitabilmente sorridere. Sta al Catai più o meno come Honolulu sta a Riccione.

Ma bisogna ricordare che nel XVI secolo non esistevano fotografie, documentari o blog di viaggio. Le notizie circolavano lentamente e l’immaginazione colmava facilmente ciò che nessuno aveva mai visto con i propri occhi.

Il Castello del Catajo visto dai giardini

Il Castello del Catajo visto dai giardini. Per gentile concessione del Castello del Catajo

L’origine del nome Catajo

Mi dispiace smontare la leggenda, ma l’origine del nome è molto meno esotica di quanto si potrebbe immaginare.

Secondo il Comune di Battaglia Terme, Catajo deriverebbe da Ca’ del Tajo, cioè “la casa del Tajo”.

Il termine tajo farebbe riferimento al canale che, con il suo tracciato, “tagliava” i terreni circostanti.

Insomma, niente Cina né Oriente misterioso.

Meno romantico, forse. Ma la storia del Castello del Catajo ha ancora molte sorprese da raccontare.

Gli Obizzi: una famiglia di mercenari diventata leggenda

Il Castello del Catajo, nel cuore dei Colli Euganei, venne costruito nei primi anni del Cinquecento per volontà della famiglia Obizzi.

Di origine francese e stabilitasi in Italia intorno all’anno Mille, gli Obizzi non assomigliavano affatto alla nobiltà tradizionale. La loro fortuna non derivava da antichi titoli, ma dalle campagne militari e dall’attività di capitani di ventura.

Mentre le grandi famiglie veneziane facevano costruire eleganti ville di campagna e sontuosi palazzi, gli Obizzi imboccarono una strada completamente diversa: vollero un castello dall’aspetto militare… in pieno tempo di pace.

Un castello costruito per stupire

Viene spontaneo chiedersi: perché costruire una dimora dall’aspetto fortificato quando nessuna guerra minacciava la zona?

La risposta è semplice: prestigio.

E quella curiosa rampa che collega il Cortile dei Giganti ai piani superiori? Non è un semplice elemento architettonico.

Fu progettata affinché i cavalieri potessero raggiungere il piano nobile senza nemmeno scendere da cavallo. Immaginate l’effetto scenografico: gli Obizzi facevano il loro ingresso nelle sale di rappresentanza cavalcando fino all’interno del palazzo. Più che una necessità militare, era una dimostrazione di potere.

Cortile dei Giganti del Castello del Catajo

Mercenari ricchissimi, ma non nobili

Gli Obizzi, infatti, non appartenevano alla nobiltà. Le loro immense ricchezze provenivano dalle guerre combattute come capitani di ventura e da una sapiente politica matrimoniale.

Tra le alleanze più prestigiose spicca quella di Luigi Obizzi con una nipote di papa Innocenzo IV, un’unione che contribuì ad accrescere ulteriormente il prestigio della casata.

Il Castello del Catajo doveva quindi assolvere a una doppia funzione: ospitare una consistente compagnia di mercenari e, allo stesso tempo, raccontare a chiunque vi mettesse piede il successo economico e l’ascesa sociale della famiglia.

Spettacoli grandiosi nel cuore del castello

La guerra aveva reso ricchi gli Obizzi e continuava a essere parte della loro identità, anche nei periodi di pace.

Ma le loro eccentricità non si fermavano certo alla celebre rampa percorribile a cavallo.

Nel Cortile dei Giganti, così chiamato per gli imponenti affreschi che decorano ancora oggi parte delle pareti, la famiglia organizzava spettacolari rappresentazioni di battaglie navali.

Battaglie navali… nel cortile di un castello

Sì, avete letto bene.

Grazie a un sofisticato sistema idraulico, il cortile veniva completamente allagato e trasformato in un vero teatro d’acqua.

Dalla grande terrazza che domina la scena, dove gli Obizzi organizzavano banchetti e ricevimenti, gli invitati assistevano increduli allo spettacolo.

Tamburi, combattimenti, imbarcazioni e giochi d’acqua contribuivano a creare un evento destinato a lasciare tutti senza parole. Del resto, sorprendere gli ospiti era uno dei passatempi preferiti della famiglia.

Il Cortile dei Giganti visto dalla terrazza

Arte, teatro e giardini segreti

Dietro l’immagine di abili condottieri si nascondeva anche una famiglia profondamente interessata alle arti.

Nel 1592 Pio Enea II Obizzi fece realizzare il magnifico Giardino delle Delizie, ancora oggi visitabile, insieme a un teatro coperto destinato agli spettacoli di corte.

Fu sempre lui a commissionare la celebre fontana dell’elefante, che ancora oggi accoglie i visitatori all’ingresso del Castello del Catajo e rappresenta uno dei suoi simboli più riconoscibili.

Opere d’arte al Castello del Catajo

Gli Obizzi erano profondamente orgogliosi della propria dinastia. Per celebrare le gesta della famiglia e le relazioni intrecciate con la nobiltà europea, Pio Enea II incaricò l’artista Gian Battista Zelotti di affrescare le sale del piano nobile con scene tratte dai momenti più significativi della saga degli Obizzi.

Passeggiando di stanza in stanza, si ripercorre così la storia della famiglia, almeno fino al periodo in cui furono realizzati gli affreschi.

Interni Castello del Catajo

Credit photo: Castello del Catajo

Il declino e la fine della dinastia

La casata si estinse nel 1803 per mancanza di eredi e il castello passò agli Asburgo, che trasferirono gran parte delle collezioni di mobili e opere d’arte in Austria e nell’attuale Repubblica Ceca.

Fa eccezione la fontana dell’elefante, troppo fragile per essere rimossa, che rimase al suo posto.

Oggi il Castello del Catajo è di proprietà privata e visitabile dal pubblico.

Gabrina: una leggenda ispirata dall’Orlando Furioso

Dalla terrazza si scende ai livelli inferiori attraverso un passaggio scavato nella roccia, dove si incontra una figura femminile scolpita nella pietra: Gabrina.

Si tratta di una cortigiana citata anche da Ludovico Ariosto nell’Orlando Furioso. Nel poema è una donna anziana, brutta e zoppa, ma dotata di grande astuzia e di un carattere vivace, capace di intrattenere la vita di corte.

“Gabrina giace qui vecchia e lasciva
qua dal vago Zerbin portata in groppa
che, benché sorda, stralunata e zoppa
si trastullò in amor sinché fu viva.”

Una presenza curiosa che, secondo la leggenda, potrebbe ancora oggi “giocare scherzi” ai visitatori più distratti.

Gabrina Castello del Catajo

La cortigiana Gabrina

Un elefante dagli occhi a mandorla

Prima di uscire dal castello e dirigermi verso il giardino all’italiana, rivolgo un’ultima occhiata alla fontana dell’elefante. Mi accorgo allora di un dettaglio insolito: gli occhi sono a mandorla.

Un particolare che riapre, ancora una volta, il filo conduttore del viaggio tra immaginario e realtà.

Come mi spiegherà la guida, nel XVI secolo si tendeva ad attribuire agli animali i tratti dei popoli e dei luoghi che rappresentavano. Per questo motivo, un elefante “orientale” poteva facilmente essere raffigurato con occhi a mandorla.

Un dettaglio apparentemente marginale, ma rivelatore del modo in cui la cultura rinascimentale interpretava il mondo.

la fontana dell'elefante

Un elefante dagli occhi a mandorla

Un castello tra mito e realtà

Il Castello del Catajo è un luogo in cui storia, immaginario e rappresentazione del potere si sovrappongono continuamente.

Tra mercenari divenuti nobili, spettacoli teatrali, giardini e suggestioni orientali, il castello racconta tanto ciò che è stato quanto ciò che è stato immaginato.

Il Laghetto del Catajo

Il laghetto del castello

Informazioni e visite

Per preparare la tua visita o consultare gli orari aggiornati del Castello del Catajo:


Sito ufficiale del Castello del Catajo

Articolo aggiornato a luglio 2026

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4 Responses

  1. Avevo sentito parlare di questo castello e l’avevo inserito nella mia lista di gite fuori porte in regione. Inutile dire che, con questo articolo, m’è venuta ancora più voglia di visitarlo e di conoscere la sua incredibile storia!

  2. Che bello questo castello, non ne avevo mai sentito parlare. Mi piacerebbe un sacco poterlo visitare, anche se il Veneto è un po’ troppo lontano per me. Vedremo se riuscirò ad organizzare un viaggio da quelle parti.

  3. Ho scoperto l’esistenza di questo castello non più di una settimana fa e ora trovo il tuo articolo che lo descrive così bene. Vivo in Veneto e non me sapevo niente, una vergogna. Dovrò rimediare quanto prima, è bellissimo, imponente.

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